Meditazione Zen: il silenzio nutre la vita.   

 

Tentare di spiegare la meditazione zen attraverso un sistema filosofico, testi o parole non ha senso perché smette di essere Zen puro e semplice, partecipa di qualcosa che non gli appartiene, viene adulterato.

Stare seduti in zazen è un fatto pratico, un’esperienza personale, diversa per ognuno di noi, il cui valore rimane confinato nella nostra intimità.

Per una buona pratica è necessario quello che in giapponese si chiama “shoshin”, una mente di principiante, non condizionata da teorie, conoscenze e pregiudizi. Una mente “vuota” e quindi aperta a tutte le possibilità.

Nella mente di principiante non si trovano pensieri di conseguimento ed egocentrici del tipo: “Io ho ottenuto qualcosa”, “Io devo raggiungere quest’obiettivo…”, perché limitano la vastità della mente.

La mente di principiante è compassionevole, sconfinata.

La meditazione zazen è espressione della vera natura di chi la pratica. In realtà qualsiasi cosa facciamo è espressione di noi stessi, ma finché pensiamo ai nostri obiettivi, al nostro futuro, al nostro sé, non stiamo facendo niente. Nello zazen non si pratica in funzione di altro, altrimenti non è zazen. Quando esprimiamo la nostra vera natura, siamo esseri umani. Quando non lo facciamo, non sappiamo che cosa siamo.

Continuando questa pratica una settimana dopo l’altra, un anno dopo l’altro, l’esperienza diventa più approfondita, fino a uscire dai confini del tempo dedicato alla meditazione ed espandersi nella vita di ogni giorno. La cosa più importante è praticare lo zazen restando semplicemente seduti sul cuscino senza aspettarsi niente.

Allora chi pratica riacquisterà infine la sua vera natura. Vale a dire, la sua natura riacquisterà se stessa.

 Tratto dagli insegnamenti del maestro Shunryu Suzuki Roshi

 

Forse può interessarti anche:

Meditazione seduta, zazen>>